L’annullamento dell’audizione di Giancarlo Giorgetti coglie lo stato maggiore della Rai di sorpresa. Qualcuno è al Quirinale per la presentazione delle iniziative della tv pubblica per il 2 giugno, qualcun altro all’assemblea di Confindustria quando le agenzie battono la notizia.
In tarda mattinata la presenza del ministro dell’Economia in commissione Trasporti al Senato viene annullata e in azienda nessuno ne sapeva niente. Giorgetti avrebbe dovuto parlare della riforma della governance Rai dopo aver ricevuto dall’Europa luce verde sulla presenza di un rappresentante del principale azionista del tv pubblica in Consiglio d’amministrazione. E invece, all’ultimo, i capigruppo di maggioranza hanno annunciato il rinvio al 10 giugno perché mancano alcuni pareri sul testo, tra cui quello della commissione Bilancio.
Che quel parere sarà positivo sembra fuori dubbio, anche ai parlamentari del centrodestra. Che però insistono nel motivare il rinvio con “problemi tecnici”. «Nessun collegamento con le parole di Morelli o Salvini», spiegano fonti di maggioranza. Il riferimento è alla dichiarazione di Alessandro Morelli, responsabile editoria della Lega, che lunedì ha spiegato che la Rai non si cambia: «Ci abbiamo provato e non ci siamo riusciti».








