Sulla designazione dei membri del cda Rai, il Mef ha "un potere di proposta relativo ad una minoranza dei componenti. Ebbene, questa previsione non si ritiene ulteriormente comprimibile, se non al prezzo di compromettere, anzitutto, la coerenza con l'assetto azionario e le funzionalità connesse al ruolo ed alle responsabilità dell'azionista". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, in audizione in Commissione VIII al Senato, parlando delle modifiche sulla nomina al cda previste nella riforma Rai. "Considerazioni del tutto analoghe - ha proseguito - riguardano anche le modifiche relative alla nomina dell'Ad".

Secondo la proposta di riforma avanzata dalla maggioranza il Consiglio di Amministrazione sarebbe composto ancora da sette membri, sei quali verrebbero eletti dal Parlamento, abbandonando la nomina diretta da parte del Governo, e uno dai dipendenti. Il mandato verrebbe esteso dagli attuali tre a cinque anni.

"Ricordo - ha detto Giorgetti - che, a normativa vigente, sono solo due su sette i componenti designati dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministero dell'economia e delle finanze, che agisce in qualità di azionista di RAI. Si tratta quindi, in capo al MEF, di un potere di proposta relativo ad una minoranza (nemmeno qualificata) dei componenti, soggetta, secondo i paradigmi dell'autonomia funzionale, a requisiti, prestabiliti dalla legge, di competenza e indipendenza".