La maggioranza accelera sulla riforma della Rai: l'accordo sui punti più discussi - finiti in parte anche nel mirino dell'azionista, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti - è sintetizzato nei quattro emendamenti presentati in commissione Lavori Pubblici al Senato dai relatori, Roberto Rosso e Claudio Fazzone (FI).

L'amministratore delegato non sarà scelto dal Mef ma dal Cda, il mandato del vertice salirà da tre a quattro anni, mentre sparisce la norma che avrebbe permesso al governo di tagliare del 5% il canone in casi eccezionali. Intanto in azienda gli occhi sono puntati sul Consiglio di giovedì 30 luglio, l'ultimo prima della pausa estiva: sullo sfondo resta il caso Ranucci, su cui sono in corso le verifiche del Comitato Etico, ma non è detto che l'Ad Giampaolo Rossi tragga le sue conclusioni nelle prossime ore.

A rendere necessaria la riforma della Rai è l'adeguamento all'European Media Freedom Act, entrato in vigore già da un anno, che impone ai servizi pubblici europei di sganciare la governance dalle ingerenze dei governi. "Gli emendamenti - spiega Rosso - toccano tre questioni centrali. Allunghiamo da tre a quattro anni della durata del Cda, perché l'Europa chiede più tempo per applicare i piani industriali. Salta la riduzione del 5% del canone: stabilizziamo così il finanziamento pubblico, assicurando alla Rai certezza di risorse".