Roma. Non ce lo chiede l’Europa! Ci sono due imposture, la Rai e Vannacci, e finalmente ne cade una: il Media Freedom Act è compatibile con l’attuale legge Rai, che va adeguata, e il governo può e deve avere due membri nel cda. La novità che spinge la riforma Rai, come vuole Meloni, e che porterà alla decadenza dei vertici, la comunicherà Giorgetti il 26 maggio. L’Europa ritiene l’attuale legge Renzi conforme al Media Freedom act, ritiene che il vulnus riguardi la presidenza Rai, il sistema di voto che impone una maggioranza qualificata dei due terzi, un inedito che non è previsto neppure per l’elezione del presidente della Repubblica. Il 26 maggio, Giorgetti verrà audito dall’ottava Commissione e renderà noto quanto gli ha comunicato la Ue. La legge della governance non sconvolge nessun equilibrio, il Parlamento è rappresentato e, a dirla tutta, l’Italia è il paese messo meglio in Europa. La vera riforma che rischia di farsi prima di quella elettorale è la riforma Rai. Aventino o iperbole? (Caruso segue nell’inserto VII)La riforma Rai si può fare. Si può fare grazie all’opposizione, il Pd, che paradosso è autore della legge che contesta (Renzi era forse un pericoloso avanguardista di destra?). L’Italia è in procedura d’infrazione perché non soddisfa alcuni parametri del Media Freedom act, così come non li soddisfano l’Irlanda, la Spagna, il Belgio e la Germania. Il caso della Francia è singolare: la riforma per adeguarsi agli standard europei è stata respinta dall’Assemblea nazionale e attualmente è in fase di discussione. Il Mef ha interloquito con la Ue e ha trovato le rassicurazioni che cercava. Non c’è un sistema liberticida, l’Italia non verrà sanzionata a colpi di milioni. Il ministero dell’Economia ha spiegato che è impensabile per un azionista che finanzia una tv pubblica non avere membri in cda. Chi paga l’eventuale cattiva gestione? Ecco perché il Mef non rinuncia alla nomina dei consiglieri e non lo farà. La vera ferita al Media Freedom act è l’altra. E’ la nomina del presidente Rai che deve passare con la maggioranza di due terzi in Commissione di Vigilanza, sistema che da tre anni e mezzo impedisce la nomina di Simona Agnes, la candidata di Tajani. Il testo unico di riforma di maggioranza è stato incardinato e dopo l’audizione di Giorgetti si andrà spediti con queste possibili modifiche. La nomina del cda passa da tre a cinque anni, restano sette membri, l’ad non sarà più quello designato dal Mef ma scelto dai consiglieri. Cambia l’elezione del presidente che passa a maggioranza semplice. L’intenzione del governo è licenziare il testo al Senato entro l’estate e portarlo alla Camera a settembre. Se passa la legge, è operativa da subito e si arriva alla caduta dell’intero cda. Si prevede l’uscita dell’ ad Rai, Giampaolo Rossi, voluto da Meloni, destinato ad altro, e vittima di un’altra impostura. E’ il primo ad che si è intestato il risanamento di della sede di Mazzini, ma passa per un bruto che ha deportato alla periferia di Roma un’umanità di indolenti, che in altre parti del mondo sarebbe destinata alla vita ordinaria e non alla dirigenza con benefit. Se ci fosse franchezza, e non una camarilla di tartinari e scrittori a cottimo (per la Rai e partecipate varie), si dovrebbe semplicemente dire che il Teatro delle Vittorie, oggi in vendita, è pianto da chi lo riteneva poco funzionale. Fiorello, che è il tesoro della Rai, e che si sta battendo per il Delle Vittorie, ha sempre chiesto, e giustamente, di lavorare a Cinecittà perché un teatro di gloria, ma obsoleto, serve solo a farsi le foto in bianco e nero. Stefano De Martino, un altro che oggi difende il Delle Vittorie, aveva chiesto alla Rai di spostare i suoi Affari Tuoi a Milano. La Rai non è la Venezia di cui scriveva Ennio Flaiano: “E anche oggi Venezia muore”. La Rai va salvata da chi continua a dire che va salvata.Carmelo Caruso
La Ue risponde a Giorgetti sulla Rai: legge attuale compatibile con il Media Freedom Act, il nodo è la presidenza
La Ue risponde al Mef sulla legge Renzi e il sistema di governance Rai. Norma compatibile, il governo può nominare i membri in cda, ma va adeguato il meccanismo per eleggere il presidente Rai. La riforma ora è più vicina








