Ci voleva l’ostinata determinazione di Roberto Giachetti, con un non domo passato radicale, per riaprire la vicenda della Rai. L’apparente schiarita, dopo un sonno quasi eterno, riguarderebbe il combinato disposto dello sblocco parlamentare della riforma e della fine dell’ostruzionismo di maggioranza che ha impedito il funzionamento della Commissione parlamentare di vigilanza.
Sarà vera gloria o le numerose dichiarazioni di sostegno giunte un po’ da tutti sono state il solito fuoco di paglia? Vedremo proprio nei prossimi giorni. Tra l’altro, con la sua autorevolezza è intervenuto ben due volte sulla questione il Presidente della Repubblica Mattarella. Inascoltato.
Non deve sfuggire che l’Italia rischia una colossale multa da Bruxelles per la mancata applicazione dell’European Media Freedom Act, in vigore -nello specifico dell’indipendenza dei servizi pubblici- dallo scorso 8 agosto. Come non è lecito eludere la crisi industriale dell’azienda, malgrado un corposo piano varato ormai diversi anni fa e a fronte di una assurda debolezza progettuale del tesoretto costituito da RaiWay, ovvero la società degli impianti che potrebbe entrare in scena nel riassetto delle telecomunicazioni in corso nello storico confronto con le Big Tech.










