Quando la crisi occupazionale investe settori strategici come la sanità, i giornali titolano, direi anche giustamente, a tutta pagina e la politica prova ad amplificare l’allarme. Non accade, purtroppo, per ragioni quasi ovvie, la medesima cosa quando lo stesso grido di allarme investe il settore della cultura.
Nelle settimane passate, infatti, sono stati diffusi alcuni dati venuti fuori dai lavori della Commissione Europea per gli affari sociali e la sanità pubblica da cui emerge, per esempio, che da qui al 2030 ci sarà una carenza di personale medico, tra infermieri e medici, vicina al milione.
Nel 2023, la Commissione per la Cultura e quella per l’Occupazione e gli affari sociali hanno più o meno certificato la medesima situazione nel settore culturale ed è così venuta fuori una richiesta esplicita alla Commissione Europea di porre attenzione alla criticità rilevata e di sperimentare soluzioni che possano, se non risolvere del tutto, almeno limitare i danni.
Secondo i dati a disposizione, il settore della cultura e della creatività occupa circa otto-nove milioni di persone. Un dato significativo, senza dubbio, peraltro per nulla inferiore a quello degli occupati in agricoltura o nell’industria automobilistica.









