A Beirut, il dramma degli sfollati del Sud si consuma all’ombra dei grattacieli e degli yacht di lusso. Le storie delle famiglie che il Governo libanese ha sistemato tra il porto e la baia di St. George, una delle zone più esclusive della città.

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“Boom, boom! E la mia casa distrutta. Distrutta, capito?”. Ci accoglie così un uomo sulla settantina. Arriva dal villaggio di Nabatieh. Quando gli chiediamo dove vive adesso, senza esitazione ci indica una tenda blu. “Quella è la mia casa ora, la vedi? Non ho più nulla, per colpa d’Israele”. Il Governo Netanyahu dice che quelle che colpisce sono postazioni di Hezbollah mentre così non è. Così gli chiediamo se è palestinese, lui e la sua famiglia. “Palestinesi? No, noi siamo libanesi. Ma siamo un popolo unico, unito da un solo terribile destino”.

L’uomo che parla, un po’ in arabo e un po’ in tedesco, fa parte di una delle circa centocinquanta famiglie diventate più di cinquecento a giugno, che il Governo libanese ha sistemato tra il porto e la baia di St. George, una delle zone più esclusive della città, se non la più esclusiva. Questa distesa di tende blu si intravede già dallo Yacht Club da dove, soprattutto nel fine settimana, partono i motoscafi di chi da questa guerra non sembra essere sfiorato. Ricchi, anzi ricchissimi, che si possono permettere di vivere la solita vita fatta di aperitivi e cene in ristoranti esclusivi, facendo spola tra i locali di questa parte di città con supercar che si fanno notare e sentire. Ma a poche centinaia di metri da dove si consuma il lusso e il divertimento cittadini di questo stesso Paese, il Libano, costretti a lasciare le proprie case vivono senza neppure un servizio igienico che si possa definire con questo nome. L’unico, allestito dagli stessi sfollati, è di fatto composto di quattro pareti di legno e un buco che dà su un piccolo canale che però è asciutto. “Gli uomini e i bambini si possono pure arrangiare per i propri bisogni, ma come fa una donna, un’anziana, una donna incinta, senza servizi igienici. Certo, così hanno almeno un po’ di privacy, ma ti sembra questo il modo in cui ci tratta il Governo? Un pasto al giorno, distribuito al tramonto, l’acqua distribuita al mattino. E basta. Nessuno si cura di noi”.