In scena due attori, il primo, davanti allo specchio sta mettendosi del cerone sul volto, il secondo, inginocchiato, fissa con martello e chiodi un tappeto al pavimento, i colpi dei due si sovrappongono, il trucco deve essere pesante, così vuole la gente, così voglio io, pubblico, il trucco deve coprire il più possibile, la maschera deve essere inchiodata al volto!
Che uno dei due attori della compagnia “la ribalta”, possa essere definito diversamente abile poco importa, sono attori, sono uomini, siamo noi, il volto celato sotto strati di trucco, per sopravvivere.
Smascherarsi è rischioso, a volte nemmeno è concesso.
Lo spettacolo continua, William Shakespeare, la Tempesta, tra corpi perfetti nella loro imperfezione e parole sapienti perché sillabate a fatica e musiche seminate direttamente alla base del cuore il grande miracolo del teatro accade, saranno le lacrime, sarà la potenza di quei gesti così liberatori ma si creano crepe sulla maschera che copre il mio di viso, qualcosa si incrina, qualcosa mi espone a me stesso.
Gli attori alla fine se lo lavano il volto, a simboleggiare una possibile libertà.







