Quando recito su un palcoscenico, per via dei riflettori puntati addosso, non vedo le facce degli spettatori.

Ho esordito giovanissimo in teatro e ci ho fatto l’abitudine.

Negli anni Ottanta presi a esibirmi anche nei locali di cabaret, dove accade l’esatto contrario: la gente ti sta praticamente addosso, c’è luce ovunque e incroci gli sguardi di tutti i presenti.

Se poi non sei ancora accreditato come comico – e io non lo ero affatto allora – c’è chi rumoreggia, chi irride, chi ti parla sopra.

Una sfida che mi ha reso certamente più coriaceo e sicuro di me stesso.