È possibile leggere i campionati mondiali di calcio come specchio dei conflitti e delle contraddizioni dello scenario globale e della situazione contemporanea? Ovviamente sì, a patto che si abbandonino tentazioni semplicistiche e meccaniche sovrapposizioni tra scenari economici o, peggio ancora, geopolitici, e il teatro globale costruito attorno all’arte della pedata. Per avventurarsi in quest’opera di decrittazione, è utile leggere Il calcio è potere (Einaudi, pp. 326, euro 19,50) di Luca Pisapia. Il libro è il compimento di una trilogia con cui l’autore si è impegnato a svelare i rapporti di forza attorno al calcio, utilizzando un approccio genealogico che consente di affermare che il calcio non è mai stato innocente.
I TRE VOLUMI si caratterizzano per differenze di registro. Uccidi Paul Breitner (Alegre, 2018) utilizzava uno stile marcatamente letterario, era un corpo a corpo del «Quinto tipo» con la narrazione calcistica. Fare gol non serve a niente (Add, 2024) imbracciava gli strumenti dell’analisi economica per smascherarne le strutture di potere. In questo terzo capitolo, dai tratti più esplicitamente saggistici, si sedimentano le intuizioni dei primi due e si tiene il filo dell’analisi semiotica dello spettacolo calcistico per ripercorrere i diversi piani dello sport globale per eccellenza.














