C’è un mondo di cui le persone, in Italia, vogliono continuare a nutrirsi: un universo in cui il nostro popolo trova, da più di un secolo a questa parte, espressione dei propri sentimenti più profondi. Tuttavia, pur rimanendo il calcio lo sport più amato dagli italiani, stiamo facendo di tutto per allontanare questo entusiasmo, comportandoci come portieri insicuri che non sanno più come difendere la propria porta. I riflettori sul Mondiale stanno per accendersi e, ancora una volta, lo osserveremo da spettatori, in attesa di altre notti da rendere magiche. Forse crediamo di smarrire solamente le grigliate con gli amici, la gioia di un abbraccio condiviso e quella leggera tensione che vibra sotto la pelle prima di un grande match. Si sono riempite pagine intere sulle generazioni che perderanno quest’esperienza, ma esistono anche altri aspetti che vanno sottolineati. Partiamo da una considerazione: lo sport è molto più di un pretesto con cui i tifosi sfogano le proprie emozioni. È un cosmo a cui essi legano parte della loro stessa identità. Ma uno scrittore come Umberto Eco, nella Bustina La perversione calcistica, non vede di buon occhio l’eccesso con cui gli appassionati si aggrappano a un pallone che rotola. L’autore ammette di apprezzare il gioco in sé: tuttavia, ne condanna l’esasperazione, vedendo una sorta di ossessione in chi trascorre l'intera giornata a controllare notizie e commenti su partite che, probabilmente, non ha neppure visto. Certo, i lati oscuri dell'universo calcistico esistono eccome, ma l’attaccamento dei tifosi ai colori che difendono strenuamente può dirci qualcosa di interessante sulla nostra stessa natura, e anche su ciò che stiamo rischiando (davvero) di perdere. Procediamo però con ordine, esprimendo una seconda considerazione: oggi i tifosi sono molto più legati alle proprie squadre di club che alla Nazionale azzurra. Se su quest’ultima incombe una grigia indifferenza (figlia dei recenti insuccessi e di un sistema calcio italiano che non permette di guardare al futuro con entusiasmo), i club rappresentano tuttora, per le persone, un’ancora di salvezza in un oceano in tempesta. Persino dopo i peggiori naufragi. Basta osservare i quattrocentomila tifosi che si sono riversati lungo le strade di Milano per festeggiare lo Scudetto dell’Inter. L'aspetto interessante della vicenda non è solo la capacità dei club di riunire migliaia di persone per cantare all’unisono, ma di farlo anche dopo delusioni cocenti. Come capitò agli stessi tifosi nerazzurri dopo che, nella stagione precedente, erano stati vicini a toccare il cielo dell’Europa con un dito, per poi precipitare rovinosamente al suolo. Nonostante ciò, società e squadra hanno compattato l’ambiente trascinando la gente allo stadio, sempre gremito, conquistando i due trofei più importanti del Paese e riallacciando i fili di un destino che sembrava spezzato. Sulla Nazionale, invece, grava la sensazione che qualsiasi sfida la maglia azzurra si trovi ad affrontare sia troppo grande per essere superata: troppo pesante persino soltanto per pensare di cambiare una sorte che appare ineluttabile. Il problema è che la Nazionale è lo specchio di un sistema che non funziona, lo stesso che non vede i propri club trionfare nella massima competizione europea da ormai sedici anni, con budget che impallidiscono di fronte a quelli delle potenze inglesi. Il rischio, a questo punto, non è solo quello di non partecipare ai Mondiali, ma di erodere anche quell’entusiasmo che attorno alle squadre persiste ancora, sebbene queste ultime navighino in un contesto nazionale che le rende sempre meno competitive nelle notti europee, fino a spegnere ogni possibilità di sognare in grande. Il problema, in questo senso, accomuna club e Nazionale, ma quest’ultima può ripartire solamente dai sentimenti di cura che i tifosi nutrono per le proprie squadre, poiché parliamo di due personaggi della stessa trama. Se il campionato di calcio saprà ripartire, la Nazionale godrà della fiducia che la valorizzazione dei club genererà. Rendere competitiva la Serie A ci permetterà di tornare a sognare nuove notti magiche, donando entusiasmo anche a chi (e questo è il più grande talento della Nazionale) al calcio non si era ancora mai affacciato o se ne era da sempre disinteressato. Altrimenti, non rischiamo solo di perdere la gioia di uno sport che ci appassiona, ma corriamo il pericolo di smarrire i sentimenti connessi all’esperienza calcistica più genuina: la capacità delle squadre di rispecchiare la nostra stessa esistenza. Un percorso, il nostro, in cui si alternano momenti in cui veniamo duramente colpiti dal fato ad altri in cui godiamo dei frutti dei nostri sforzi, pensando di poter piegare persino il destino per realizzare i nostri desideri più intimi. Le squadre di calcio sono come i personaggi delle storie che più amiamo: le seguiamo per le loro prodezze incredibili, ma anche e soprattutto per quelle fragilità e insicurezze che ci accomunano. Ci insegnano che tali vulnerabilità non sono un ostacolo al raggiungimento dei nostri obiettivi, ma rendono la meta un traguardo più intenso, proprio perché precario. Come il giornalista Giorgio Porrà afferma spesso: “Un pallone rotola sullo sfondo di qualunque commedia umana”. Un prato verde in cui infiammano le speranze e i timori delle nostre vicende. Il calcio è soprattutto un territorio di relazioni, in cui sconosciuti diventano per una notte migliori amici e gli affetti oltrepassano persino il cielo: se non lo sapete, forse non avete mai osservato un cimitero dopo un trionfo calcistico. Lo troverete, non di rado, tempestato di sciarpe, bandiere e maglie: legami che nemmeno la morte è riuscita a recidere. Il calcio può diventare legame con il prossimo e, allo stesso tempo, relazione con l’assente. Preservarne l’immagine non significa solo salvare uno sport, ma proteggere uno dei cosmi a cui abbiamo consegnato parte della nostra intimità.
Cosa rischiamo di perdere (davvero) senza Mondiali
Umberto Eco, nella Bustina "La perversione calcistica", non vede di buon occhio l’eccesso con cui gli appassionati si aggrappano a un pallone che rotola. L’auto












