Lo specchio deformante dei Mondiali di calcio
◆ Ottimo l’articolo di Gilles Paris (Internazionale 1674) che propone una riflessione originale sul rapporto tra calcio e geopolitica. Per alcune settimane, differenze linguistiche, culturali, religiose e politiche sembrano attenuarsi davanti all’emozione condivisa di una partita, di un gol o di una vittoria inattesa. Il torneo offre visibilità a paesi piccoli e grandi, permettendo a nazioni con risorse limitate di competere alla pari con le tradizionali potenze calcistiche e di regalare storie straordinarie di talento, impegno e riscatto. I Mondiali sono inoltre una celebrazione della diversità e della mobilità contemporanea, molte nazionali riflettono società aperte e multiculturali, nelle quali identità differenti convivono e contribuiscono a un progetto comune. Al di là dell’aspetto sportivo, il calcio diventa così un linguaggio universale capace di creare appartenenza, memoria collettiva e dialogo tra popoli che spesso si conoscono poco. In un mondo frequentemente segnato da conflitti e divisioni, i Mondiali ricordano che la competizione può convivere con il rispetto reciproco e che esiste ancora uno spazio globale nel quale miliardi di persone possono emozionarsi insieme per la stessa storia.










