Non era la solita Giorgia Meloni quella che si è presentata ieri di fronte al parlamento. Le stilettate e i battibecchi con l’opposizione, certo, erano da copione. La capacità di sfruttare il contropiede, dopo la battutaccia infelice del pentastellato Silvestri sulle ginocchiere, era quella di sempre.
Ma per la prima volta la leader di FdI ha un nemico a destra, Roberto Vannacci. Anche a questo si deve il martellamento contro l’Europa.
Non che ci sia solo la concreta minaccia elettorale rappresentata da Futuro nazionale. L’essere stata lasciata fuori dalla porta domenica scorsa a Londra, esclusa dal consesso dei grandi che considerano la guida del Vecchio continente cosa loro, è un affronto che Meloni non ha digerito. Il voltafaccia dell’amica Ursula, tornata armi e bagagli a credere in quel Green Deal che era stato il suo cavallo di battaglia ma che aveva poi mollato in omaggio ai desideri del Ppe e della destra, la manda fuori dai gangheri. Il rischio di ritrovarsi a fare la parte della Cenerentola nel Quadro pluriennale finanziario dell’Unione la spinge e la costringe a dare battaglia. La flessibilità concessa all’Italia è del tutto insufficiente per affrontare la crisi energetica. Tante grazie però «la Difesa è importante ma senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi».














