Giorgia Meloni per la prima volta in parlamento attacca frontalmente Futuro Nazionale e il suo leader Roberto Vannacci, accusato di fare il gioco della sinistra. Dietro le accuse all’eurodeputato, ci sono i sondaggi e i timori per la tenuta della coalizione, con la Lega sempre più in affanno.

Ore 10 di giovedì 11 giugno. Alla Camera, Giorgia Meloni ha appena finito la sua relazione, in vista del prossimo Consiglio europeo. Eppure, incredibile a dirsi, stavolta in Transatlantico non sono le parole della premier quelle più commentate da deputati e giornalisti. "Ancora un'intervista così e guadagna altri due punti nei sondaggi", allarga le braccia sconsolato un parlamentare di prima fila di un partito di governo. Il soggetto del discorso è Roberto Vannacci, l'intervista è quella che il leader di Futuro Nazionale ha concesso la sera prima a Lilli Gruber. Secondo la fonte di maggioranza, il confronto/scontro televisivo è andato proprio sui binari più congeniali all'ex generale, dall'immigrazione alle teorie gender. Mentre i terreni più scomodi per Vannacci – come economia o esteri – sono stati quasi completamente ignorati.

Non si sa se anche Giorgia Meloni condivida questa analisi, ma è probabile che anche lei abbia visto la puntata di Otto e Mezzo. E forse è anche per questo, che nella sua replica al termine del dibattito a Montecitorio, la premier decide di attaccare frontalmente per la prima volta l'ex generale. Lo fa usando l'argomento principale che la destra di governo può mettere sul tavolo, per contrastare l'ascesa di Futuro Nazionale. Ovvero che andare contro l'esecutivo, significa aprire la strada alla vittoria delle sinistre, alle prossime politiche. "Io penso che fare quello che serve alla sinistra non è mai difendere l'interesse nazionale, quindi di grazia non mi si parli di vera destra perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra", dice Meloni in aula, replicando direttamente a Vannacci, che dalla Gruber aveva parlato di Futuro Nazionale come l'unica autentica forza di destra. La svolta di Meloni contro Vannacci Quella di Meloni è una sterzata comunicativa da circoletto rosso, dopo che per mesi l'ordine dai piani alti di Fratelli d'Italia era stato quello di ignorare o minimizzare il ruolo da guastatore di Vannacci. I sismografi di Montecitorio registrano subito lo scossone e, nei corridoi della Camera, i maggiorenti della Fiamma rilanciano le tesi esposta dalla premier in aula: "I deputati vannacciani sono stati tutti eletti con il centrodestra, ma adesso si comportano esattamente come le opposizioni. Hanno votato sette volte contro la fiducia al governo, così tradiscono il loro mandato".