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Una scudisciata a destra, a Roberto Vannacci, e un'altra a sinistra, al campo largo e, in particolare, ai Cinquestelle dopo la polemica scoppiata a seguito le parole di Francesco Silvestri a Montecitorio. Le comunicazioni alla Camera e al Senato in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno sono un'occasione per la premier Giorgia Meloni per lanciare più di un messaggio politico. A un anno dalla fine della legislatura e quindi dalle elezioni del 2027, l'inquilina di Palazzo Chigi scende nell'agone e non le manda a dire. Una prima stilettata viene riservata a Futuro nazionale. Succede a due giorni dall'assemblea costituente del partito guidato da Vannacci, dato in crescita nei sondaggi, in programma a Roma sabato e domenica, e dopo le parole del generale al suo debutto a 'Otto e mezzo' indirizzate alla premier: "Meloni sia ancora una destra autentica, ma probabilmente dovrebbe dimostrarlo un po' di più". In replica al deputato Emanuele Pozzolo, ex FdI e ora vannacciano, nell'Aula di Montecitorio, Meloni mette i puntini sulle 'i': "Mi dispiace che abbia cambiato idea sul tema dell'interesse nazionale, perché quello che stiamo facendo noi a tutela dell'interesse nazionale è quello che c'è scritto nel nostro programma. Lei e altri siete stati eletti all'interno delle file del centrodestra in questo Parlamento. Ciò nonostante per ben sei volte avete votato contro la fiducia a questo governo, insieme a Schlein, Conte, Renzi e compagnia". La presidente del Consiglio, quindi, rincara la dose: "Io penso, collega, che fare quello che serve alla sinistra non sia mai difendere l'interesse nazionale e quindi, di grazia, non mi si parli di vera destra, perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra".










