Nel dibattito in parlamento sulle sue comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, Giorgia Meloni ha fatto molte affermazioni interessanti, ma una mi sembra particolarmente indicativa, ed è quella che ha rivolto al deputato vannacciano Emanuele Pozzolo (quello dello sparo di capodanno e più recentemente della guida in stato di ebbrezza, che Fratelli d’Italia ha il merito di avere portato in parlamento). Rivolgendosi a lui, Meloni ha scandito: «Io penso, collega, che fare quello che serve alla sinistra non sia mai difendere l’interesse nazionale, e quindi di grazia non mi si parli di vera destra, perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra».

La seconda parte della frase è significativa, perché conferma per l’ennesima volta, checché ne dicano analisti compiacenti che sarebbero capaci di vedere svolte liberali ed europeiste persino in Donald Trump, la fermissima scelta di campo compiuta, difesa e rivendicata ogni giorno dalla nostra presidente del Consiglio: con la destra sovranista, nazional-populista e illiberale dei Viktor Orbán, dei Santiago Abascal, dei Benjamin Netanyahu e ovviamente di Trump.

Tuttavia la parte decisiva di quell’affermazione, a mio parere, è la prima, laddove Meloni fa una precisa e solenne dichiarazione di principio, e la fa in parlamento: per lei interesse nazionale è sinonimo di tutto ciò che danneggia gli avversari, il suo concetto di interesse nazionale è cioè interamente sovrapponibile a quello che potremmo definire lo spirito di fazione. Strana statista.