Se guardiamo ai dati, il quadro italiano non è incoraggiante. Abbiamo un debito pubblico tra i più elevati al mondo; il nostro profilo demografico è molto negativo; registriamo da anni ritardi nella produttività con salari che di conseguenza crescono poco. Anche il livello medio di istruzione resta inferiore a quello di molti Paesi con cui ci confrontiamo.Accanto a questi dati negativi, ci sono anche i punti di forza. Le esportazioni italiane superano i 600 miliardi di euro, il turismo continua a crescere, disponiamo di università e centri di ricerca di alto livello e la ricchezza privata rimane consistente. In altre parole, l’Italia non è semplicemente un Paese in declino. È, piuttosto, un Paese ancora ricco che però fatica a capire il proprio modo di stare al mondo. Nel pieno di una grande trasformazione storica ci ritroviamo a metà del guado: l’Italia del ’900 non esiste più, ma i nuovi equilibri ancora non ci sono. I dati negativi che non possiamo più far finta di non vedere sono il riflesso di una questione più profonda: la difficoltà dell’Italia di riposizionarsi rispetto alla propria tradizione storica.

Prendiamo la famiglia. Tradizionalmente al centro della vita sociale italiana, la famiglia non era soltanto un luogo affettivo, ma anche un sistema di protezione, solidarietà, sostegno economico e costruzione dell’identità personale. Col tempo, questa struttura è cambiata profondamente. L’aumento dell’istruzione e della partecipazione femminile al lavoro, oltre che il cambiamento nei costumi sessuali e affettivi, hanno smontato quel modello. Senza però che ne sia stato costruito uno nuovo. Così, mentre la famiglia continua a essere indicata come un valore fondamentale, mancano le condizioni materiali e culturali per costruirla. I giovani hanno enormi difficoltà ad accedere a lavori stabili, alla casa, ai servizi per l’infanzia. I rapporti uomo/donna faticano a ridefinirsi, riproducendo vecchi modelli che impediscono la piena valorizzazione delle donne che ormai da molto anni hanno livelli di istruzione elevati. Di fatto non si è costruito un modello di famiglia post-patriarcale adatto condizioni sociali contemporanee. Né tanto meno si e impostata una politica migratoria sensata capace di integrare le nuove famiglie nel tessuto del Paese. Le ben note conseguenze demografiche sono l’effetto di questa transizione incompiuta.