Ci sono alcuni numeri che purtroppo raccontano quanta strada ci sia da fare ancora per portare l’Italia ai livelli di competitività che merita. Tragedie come quella ucraina o di Gaza assorbono l’attenzione. Ma, anche per poter influire su eventi così drammatici, abbiamo un bisogno di un Paese che non si culli nelle sue debolezze. E la disoccupazione giovanile, associata alla mancata formazione, è una di queste. Non possiamo sottovalutare il fatto che il tasso di laureati nel nostro Paese sia al 21%, contro una media dell’Unione europea al 35%, o che solo il 35% degli adulti segua programmi di formazione continua contro una media del 47% nella Ue. Cosa che non è il massimo se si pensa che l’occupazione cresce in Italia grazie agli over 50. I numeri sono riportati in una ricerca coordinata dal presidente della Fondazione Kessler e già rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta nell’ambito del Teha Club. E normalmente il principale accusato in questi casi è la mancanza di risorse.
Pochi laureati e poca formazione. Torniamo al merito, o per l’Italia il futuro sarà grigio
Nel nostro Paese l’occupazione cresce grazie agli over 50 e il numero di laureati è tra i più bassi d’Europa. Bisogna iniziare a valutare anche i docenti, bisogna tornare alla meritocrazia








