Da qualche anno a tavola, oltre al cibo, troviamo raccomandazioni e divieti, anatemi contro ciò che non è naturale, sostenibile, di prossimità; l’alimento è preceduto da valutazioni sanitarie e ambientali o dai dettami di opinionisti e venditori di diete. L’imputato principale è il cibo industriale. A mancare spesso è così il piacere di mangiare: il lato edonistico, lieto e sociale dell’alimentazione è vissuto con senso di colpa. Senza ignorare i danni provocati al pianeta dalla produzione di carne e latticini, dalle monocolture o i rischi dei cibi ultra-processati, una coppia di studiosi americani, Jan Dutkiewicz, docente di Scienze politiche al Pratt institute di Brooklyn e Gabriel N. Rosenberg, storico presso la Duke University, ha pubblicato un libro che tenta di smascherare le tante illusioni sui rimedi necessari al sistema alimentare odierno (come quella per cui basta coltivare la propria insalata o seguire il suggerimento del saggista Michael Pollan di non mangiare nulla che la nostra bis-bisnonna non avrebbe riconosciuto come cibo). Il suo Feed the People! Why Industrial Food Is Good and How to Make It Even Better (Basic Books) invita al realismo e al godimento ritrovato: ne abbiamo parlato con l’autore.
Cibo industriale sotto accusa. Ma un libro lo riabilita: “E’ l’unica soluzione”
L’imputato principale di questa storia è il cibo industriale. Ma se fosse innocente? C’è chi promuove “l’edonismo democratico”. Intervista a Jan Dutkiewicz, l’…
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