Per anni, il food è stato raccontato come un settore legato ai consumi, all’export, alle eccellenze del Made in Italy. A Bormio, alla decima edizione del Forum Food&Beverage di Teha, è emersa una lettura diversa, più strutturale: il cibo sta progressivamente assumendo un ruolo che lo avvicina ad altri ambiti considerati strategici, come l’energia o le infrastrutture. Non è solo una questione produttiva, ma riguarda sicurezza, competitività e tenuta dei sistemi economici. Valerio De Molli, managing partner e Ceo di Teha, lo ha sintetizzato in modo diretto: "L’agroalimentare non è più solo una filiera produttiva, ma un asset strategico per la competitività e la sicurezza del Paese". I numeri aiutano a capire perché: l’agroalimentare italiano genera 81,6 miliardi di euro di valore aggiunto ed è il primo comparto manifatturiero del Paese.

Sicurezza alimentare e scenario globale

Negli ultimi anni, il tema della sicurezza è tornato al centro del dibattito europeo, prima la pandemia, poi le tensioni geopolitiche, la guerra in Ucraina, il riassetto delle catene di approvvigionamento: in questo contesto, la sicurezza alimentare non può essere considerata un tema separato. Enrico Letta, presente al Forum lo ha ricordato chiaramente: "Quando ragioniamo di sicurezza europea pensiamo alla difesa e all’energia, ma dobbiamo includere anche la sicurezza alimentare: approvvigionamenti certi, qualità e prezzi accessibili". È un’impostazione che richiama le origini della Politica agricola comune, ma che oggi si inserisce in uno scenario in cui commercio e geopolitica sono sempre più intrecciati.