Roma, 11 giu. (askanews) – La Banca centrale europea vara la sua prima stretta monetaria da oltre due anni e mezzo. Una risposta ai balzi dei prezzi dell’energia e al rafforzamento dell’inflazione, innescati dalla crisi nello stretto di Hormuz. Una mossa limitata, con l’istituzione che da un lato mostra di volersi muovere con cautela, dall’altro rileva che l’economia dell’area euro, per quanto con delle previsioni di crescita limate, resta orientata all’espansione.
Il Consiglio direttivo di giugno si chiude senza sorprese. La Bce ha alzato di 0,25 punti percentuali i livelli guida e il principale riferimento, che resta il tasso sui depositi e sale così al 2,25%. Si tratta del primo aumento dei tassi dal settembre del 2023, quando l’istituzione operò l’ultimo rialzo in occasione della precedente fase di aumento inflazionistico (all’epoca i tassi di riferimento erano stati aumentati al 4%).
“La decisione di oggi è stata presa all’unanimità, senza eccezioni: non abbiamo discusso, né dibattuto alcuna altra alternativa proposta rispetto a quella che è stata raccomandata dal nostro capo economista. Nessuna discussione di sorta”, ha riferito la presidente Christine Lagarde, nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.













