Bruxelles – La Banca centrale europea ha aumentato i tassi di interesse dello 0,25 per cento, portandoli dal 2 per cento al 2,25. È la prima volta dal settembre 2023. Quasi tre anni fa i tassi erano stati alzati in risposta all’inflazione scatenata dalla guerra in Ucraina, e anche oggi (11 giugno) la stretta monetaria arriva sull’onda di una crisi energetica legata a un conflitto, questa volta in Iran. “La guerra in Medio Oriente – ha dichiarato la presidente della BCE Christine Lagarde nella conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio direttivo della BCE – sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida in tutti gli scenari possibili su come lo shock potrebbe evolversi e influenzare le prospettive a medio termine dell’area euro”. Nelle nuove stime degli economisti della BCE, l’inflazione complessiva dovrebbe attestarsi in media al 3 per cento nel 2026, al 2,3 per cento nel 2027 e al 2 percento nel 2028. “Rispetto a marzo – ha spiegato Lagarde -, lo staff ha rivisto al rialzo le proiezioni di base per l’inflazione nel 2026 e nel 2027, a causa del rincaro atteso dei prezzi dell’energia che si prevede si ripercuota in una certa misura sull’inflazione di alimentari, beni e servizi”. Le proiezioni di base, poi, indicano una crescita economica media dello 0,8 per cento nel 2026, dell’1,2 per cento nel 2027 e dell’1,5 per cento nel 2028. “Si tratta di una revisione al ribasso per il 2026 e il 2027, che riflette un impatto più pronunciato della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia”, ha detto la presidente della Banca centrale europea.Lagarde ha precisato che le prospettive “restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica” e che “le implicazioni complessive della guerra sull’inflazione e sulla crescita a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto”. Con la decisione odierna, “il Consiglio direttivo è nella posizione migliore per gestire l’incertezza causata dalla guerra – ha scandito -. Monitorerà da vicino la situazione e deciderà di volta in volta, basandosi sui dati disponibili, quale orientamento dare alla politica monetaria. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse si baseranno sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi connessi, alla luce dei nuovi dati economici e finanziari, delle dinamiche dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria”. Inoltre, Lagarde ha confermato che la decisione di aumentare i tassi di 25 punti base “è stata unanime” e che “non sono state discusse altre alternative sulla base delle nuove previsioni economiche”. La decisione, ha aggiunto, “non è drastica” e “invia un segnale: è necessaria data la situazione economica in cui ci troviamo, l’incertezza che stiamo affrontando, le prospettive inflazionistiche e le proiezioni elaborate dall’Eurosistema”. Come sta l’economia dell’area euro Christine Lagarde ha tracciato un quadro della situazione dell’eurozona, dove “l’economia è cresciuta nel primo trimestre, sostenuta dalla domanda interna e dalle esportazioni”. Tuttavia, la guerra in Medio Oriente “pesa sull’attività e le indagini congiunturali indicano un rallentamento, soprattutto nei servizi”. Il settore manifatturiero fino a questo momento ha resistito, “in parte perché le imprese hanno accumulato scorte per far fronte alle pressioni sulle catene di approvvigionamento, e in parte grazie all’aumento delle spese per la difesa”, ha spiegato la presidente.Anche il mercato del lavoro “rimane resiliente. Il tasso di disoccupazione, pari al 6,3 per cento ad aprile, resta vicino ai minimi storici. Nel primo trimestre sono stati creati nuovi posti di lavoro, sebbene a un ritmo più lento rispetto all’ultimo trimestre del 2025”. La domanda di lavoro, poi, “si è ulteriormente raffreddata”. Lo staff della Banca centrale europea prevede ora “una domanda interna più debole rispetto alle proiezioni di marzo – ha aggiunto -, poiché la guerra pesa sulla fiducia e il rincaro dell’energia erode i redditi reali. Al tempo stesso, i bilanci delle famiglie sono complessivamente solidi e i consumi dovrebbero restare il principale motore della crescita”. Anche se il rincaro dell’energia e il calo della fiducia “freneranno gli investimenti privati nel breve periodo”, dovrebbero comunque “essere sostenuti dagli investimenti delle imprese nelle nuove tecnologie digitali”. Inoltre, la maggiore spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture “dovrebbe continuare a sostenere gli investimenti pubblici”, ha specificato Lagarde. Questi fattori, quindi, dovrebbero in parte attenuare le ricadute della guerra.La presidente ha colto l’occasione della conferenza stampa per fare alcune raccomandazioni, prima fra tutte la necessità di implementare “le riforme volte a rafforzare il potenziale di crescita dell’area euro e ad accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”. Completare l’unione del risparmio e degli investimenti è “fondamentale per finanziare l’innovazione, sostenere le transizioni verde e digitale e migliorare la produttività”, ha detto. L’inflazione, “è salita al 3,2 per cento a maggio, dal 3 per cento di aprile”, e quella “energetica è arrivata al 10,9 per cento, dopo il 10,8 per cento di aprile, mentre l’inflazione alimentare è scesa dal 2,4 al 2 per cento”. Le aspettative di inflazione a breve termine “restano ben al di sopra dei livelli precedenti allo scoppio della guerra in Medio Oriente”, ha dichiarato Lagarde. Al tempo stesso, la maggior parte delle misure delle aspettative di inflazione a lungo termine si attesta intorno al 2 per cento, a sostegno della stabilizzazione dell’inflazione attorno all’obiettivo nel medio termine.Sul fronte della valutazione dei rischi, quelli per la crescita sono “orientati al ribasso, principalmente a causa della guerra in Medio Oriente”, che si inserisce in un contesto geopolitico già instabile. Un prolungato blocco delle forniture energetiche potrebbe erodere ulteriormente i redditi reali e frenare investimenti e consumi, mentre la chiusura delle rotte di navigazione rischierebbe di creare carenze di materie prime essenziali. Per quanto riguarda i prezzi, secondo Lagarde i rischi sono “orientati al rialzo”: se l’energia restasse cara più a lungo, l’inflazione potrebbe salire ulteriormente e diffondersi a salari e altri prezzi. Dunque, solo una risoluzione rapida della guerra o effetti di secondo impatto meno pronunciati del previsto potrebbero riportare l’inflazione su livelli più bassi.