Il rialzo dei tassi è rimandato a settembre. Ma lo spettro inflazione fa ancora paura. Dopo il ritocco di giugno, e come previsto dagli analisti, la Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi al 2,25% con la presidente Christine Lagarde che guarda alla variabile energia (e alla crisi di Hormuz con i prezzi volatili di petrolio e gas) come dato chiave nelle valutazioni: il cosiddetto approccio data-dependent che determina le scelte sui tassi.Il Consiglio Direttivo ha riconosciuto lo shock energetico generato dalle recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente come un potenziale fattore di riaccelerazione dell’inflazione, considerato che il deterioramento della situazione ha riportato in queste ore il petrolio su livelli elevati, con il WTI oltre 90 dollari al barile e il Brent in area 100 dollari al barile.Secondo la Bce, l’impatto completo dell’aumento dei prezzi energetici potrebbe non essere ancora riflesso nei dati economici e nelle dinamiche dei prezzi al consumo. La banca centrale ha quindi deciso di prendersi una pausa per valutare gli effetti del rialzo di giugno, ma ha chiarito che il ciclo restrittivo non può ancora considerarsi concluso. Lagarde - che ha assicurato la permanenza al vertice fino al 2027 - ha precisato che gli sviluppi più recenti in Medio Oriente non sono stati pienamente incorporati nella decisione favorendo, negli analisti, la certezza di un prossimi ritocco a settembre. Il tono scelto dalla Bce ha esercitato pressione sui mercati obbligazionari europei, con i futures sui tassi che continuano a prezzare con elevata probabilità un rialzo di 25 punti base a settembre ed altri 25 punti tra ottobre e dicembre, seppur con una probabilità inferiore. La riunione di settembre sarà quindi il vero appuntamento chiave per il mercato in quanto sarà accompagnata dalle nuove proiezioni macroeconomiche. L’evoluzione dell’inflazione i cui rischi «sono orientati al rialzo» e la dinamica salariale saranno determinanti.