Bruxelles – Europe First e non più America First. Per gli europei sembra essere arrivato il punto di rottura: stanchi e sfiduciati dagli Stati Uniti, i cittadini del Vecchio Continente guardano all’Europa per costruire una nuova autonomia, allontanandosi dallo storico alleato d’Oltreoceano. Mentre sul fronte orientale persiste il sostegno all’Ucraina, sebbene emerga una chiara riluttanza verso un’adesione immediata di Kiev all’UE o l’invio di truppe.Il rapporto del 10 giugno 2026 dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), intitolato “Home alone: Europeans are ready to defend themselves”, analizza i risultati di un sondaggio condotto a maggio 2026 in quindici Paesi europei, fotografando una svolta profonda nell’opinione pubblica. Come spiegano gli autori Jana Kobzová e Paweł Zerka, “proprio come il piccolo Kevin nel classico film commedia, – Mamma ho perso l’aereo – i cittadini europei si sono svegliati di fronte a una scomoda verità: sono stati lasciati soli in casa”. Questa condizione di isolamento forzato, causata da “un’America sulla quale molti pensavano di poter fare affidamento”, sta spingendo gli europei a superare vecchi tabù e ad abbracciare un inedito pragmatismo.Il segnale più evidente di questa trasformazione è il drastico crollo della fiducia nei confronti di Washington. Il sondaggio evidenzia che solo l’11 per cento dei rispondenti considera ora gli Stati Uniti un alleato, in calo rispetto al 16 per cento di sei mesi fa e al 22 per cento di novembre 2024. Al contrario, un intero 25 per cento li vede come “un rivale” o “un avversario”, mentre la metà del pubblico europeo vede ora gli Stati Uniti non come un alleato, ma come un “partner necessario”. Questo scetticismo è maturato dopo le decisioni unilaterali di Trump, che ha minacciato il disimpegno dalla NATO e annunciato il ritiro di truppe dal Vecchio Continente. Di conseguenza, le maggioranze in quasi ogni Paese si dicono fiduciose che “almeno alcuni Paesi europei” verrebbero in loro aiuto in caso di attacco.Nonostante la disillusione, gli europei non mostrano un sostegno maggioritario all’idea di “sostituire la NATO con un’organizzazione di difesa solo europea”, opzione considerata positiva solo dal 29 per cento degli intervistati e avversata dal 28 per cento. Gli intervistati si orientano piuttosto verso l’autonomia strategica: i cittadini “favoriscono generalmente una maggiore spesa per la difesa, un deterrente nucleare europeo indipendente e un approccio più Buy European per gli appalti della difesa”.Il realismo europeo si manifesta anche nel rapporto con l’Ucraina. Sebbene i cittadini continuino a sostenere Kiev contro la Russia, i limiti al coinvolgimento sono netti: la posizione prevalente è infatti quella di “opporsi all’invio di truppe sul campo dopo qualsiasi pace”, un parere condiviso in Germania, Francia e Polonia, “tre delle potenze cardine della difesa dell’UE”. Inoltre, “oggi non esiste un consenso pubblico per portare l’Ucraina nell’UE nel contesto attuale”. Questo scetticismo rischia di essere cavalcato dalle forze populiste di estrema destra, che dipingono l’Ucraina principalmente come un “rivale” o un “avversario”, cercando di connettere le ansie per l’adesione di Kiev alle crescenti preoccupazioni dei cittadini per il costo della vita. Più in particolare, in Ungheria il 47 per cento ritiene che l’allargamento sia una cattiva idea, in Bulgaria lo pensa il 46 per cento e in Austria il 42 per cento. In Germania il 37 per cento è contrario a inglobale Kiev nell’UE in questo contesto attuale. Favorevole è solo il 28 per cento dei tedeschi interpellati.Infine, la spesa per la difesa. Il sostegno maggiore si registra in Portogallo (59 per cento), Danimarca (56 per cento), Paesi Bassi (55 per cento) e Spagna (53 per cento). L’unico Paese in cui prevale l’opposizione degli intervistati è l’Italia, con il 58 per cento di contrari e il 28 per cento di favorevoli.Secondo gli autori del rapporto, questo quadro offre ai leader europei uno spazio di manovra senza precedenti per perseguire l’autonomia strategica ed energetica, ma impone anche di agire con estrema rapidità. Ma questa finestra di opportunità potrebbe chiudersi presto a causa delle preoccupazioni economiche dei cittadini, “principalmente tesi per una nuova crisi economica” legata allo shock energetico della guerra in Iran. Molti, in particolare in Estonia e in Germania, non incolpano solo gli Stati Uniti per le turbolenze finanziarie, ma anche “i propri governi nazionali”. Con le elezioni del 2027 alle porte in molti e grandi Paesi, i leader europei devono affrettarsi a tradurre questo realismo popolare in politiche concrete, prima che le forze contrarie all’integrazione possano deviare l’opinione pubblica.
In Europa realismo e difesa autonoma, lontana da Stati Uniti
L'era dell'Europe First: l'Europa riscopre il realismo e impara a difendersi da sola, lontana dagli Stati Uniti ma vicina all'Ucraina










