Siamo probabilmente di fronte all’ultima chiamata prima che un Metternich dichiari l’Europa una mera espressione geografica. Dopo i colloqui di Trump prima con Putin poi con Zelensky e i leader europei, di fronte al Vecchio Continente si è palesata una situazione nuova: è un’opportunità ma avvisa anche che in gioco è la sopravvivenza politica. I cinque europei hanno mosso un passo diplomatico intelligente, lunedì, presentandosi alla Casa Bianca consapevoli del momento cruciale. Difficilmente, però, possono illudersi di avere portato il presidente americano sulle loro posizioni. L’obbligo immediato che si presenta ai loro governi è quello di dare garanzie concrete al futuro dell’Ucraina, preferibilmente con gli Stati Uniti ma a maggior ragione se Washington se ne asterrà.

Qui e ora: senza una griglia di misure concrete nelle settimane in cui si decide il destino di Kiev, Mosca avrà aperta la strada per accrescere, via via in misura incrementale, la propria influenza negli affari e nella vita degli europei; e una Ue non credibile finirà con l’essere ridimensionata in diplomazia come in economia dalla pressione non solo del Cremlino ma anche dei tanti lupi che popolano il mondo. Una Svizzera (meno ricca ma più vulnerabile) senza volerlo essere.