Siamo ufficialmente nell’epoca in cui la politica estera globale si decide con un tweet e si ricalibra con una telefonata da Bruxelles: altro che diplomazia, benvenuti nella diplomatti(n)a. Donald Trump continua a muoversi come un elefante nel cristallo del commercio internazionale e noi europei, armati di buone intenzioni e riunioni plenarie, restiamo a guardare come spettatori entusiasti di un circo di cui nessuno ha più il programma.

Dopo il cinguettio vergato nel fine settimana di dazi all’Europa del 50% a partire dall’1 giugno, una (suadente?) telefonata della signora von der Leyen lo ha convinto a procrastinare il D-Day al 9 luglio.