Milano – Finito l’equilibrio costruito su sicurezza americana, energia russa e globalizzazione, il Vecchio continente deve ridefinire il proprio ruolo. Ma non è una scelta immediata: è una transizione lunga, politica, e inevitabile Sicurezza delegata agli Stati Uniti, energia a basso costo dalla Russia e crescita trainata dalla globalizzazione. Questo era l’equilibrio che per decenni ha garantito pace e prosperità all’Europa. Un equilibrio che oggi appare definitivamente superato.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron a Downing Street

Le aggressioni russe del 2014 e 2022 in Ucraina hanno messo a nudo la vulnerabilità energetica dei paesi europei e proprio mentre la sicurezza tornava centrale, gli Stati Uniti hanno mostrato segnali di crescente disimpegno: meno disponibilità a garantire automaticamente la difesa del continente, maggiore assertività sul piano commerciale e priorità sempre più concentrate altrove. È così emersa la fragilità di un modello fondato su dipendenze che si sono rivelate, più o meno prevedibilmente, instabili dal punto di vista politico.

Un nuovo contesto di fragilità