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L’assoluzione dell’unico imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli chiudeunafase giudiziaria, ma ne apre immediatamente un’altra: quella mediatica. Ed è proprio qui che bisognerebbe fermarsi un attimo e porsi una domanda semplice. Davvero vogliamo assistere all’ennesima replica del caso Garlasco? Davvero vogliamo trascorrere i prossimi mesi, o peggio i prossimi anni, tra talk show, plastici, esperti autoproclamati, criminologi da palinsesto, opinionisti a gettone e ricostruzioni sempre più fantasiose alla disperata ricerca di un colpevole che le sentenze non hanno individuato?
Perché il rischio è esattamente questo. E chi ha memoria di ciò che è accaduto negli ultimi vent’anni sa bene di cosa stiamo parlando. Il caso Garlasco è diventato molto più di una vicenda giudiziaria: è diventato un format televisivo. Una storia consumata fino all’ossessione, trasformata in prodotto da audience, con intere trasmissioni costruite sull’idea che una sentenza non basti mai, che ogni conclusione debba essere rimessa continuamente in discussione e che la verità possa emergere più facilmente in uno studio televisivo che in un’aula di tribunale.
Omicidio Paganelli, assolto Dassilva: "prove traballanti". Secondo i giudici non ha ucciso Pierina. Subito libero












