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Non può finire così. La situazione emotiva che sta attraversando la Lazio, soprattutto ma non solo nel rapporto ingarbugliato con la propria tifoseria, è di grande difficoltà. Non credo sia rispettoso approcciare a tutto questo in modo superficiale: quando si parla della Lazio, non si parla soltanto di una squadra di calcio, ma di un patrimonio di emozioni, di legami e di memorie che attraversano intere famiglie e che si racchiudono nella storia incredibile e unica di una Polisportiva che all’Italia ha dato eroi di guerra e medaglie olimpiche.

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Ridurre tutto a un freddo bilancio significa non aver compreso nulla di ciò che questo mondo rappresenta. Il rapporto tra la stragrande maggioranza della tifoseria e il presidente è arrivato al capolinea, o quasi. Non lo dico con soddisfazione ma con estremo sconforto, vorrei ancora che potesse accadere qualcosa di miracoloso che capovolga la narrazione, ma sono pessimista. E lo scandaloso silenzio della società su questo tema sta creando problemi enormi a chiunque ami questi colori, peggiorando ulteriormente le cose. Perché il silenzio, in certi momenti, fa più rumore di mille parole. È la dimostrazione di una distanza diventata ormai incolmabile, di un dialogo che si è interrotto e che nessuno sembra avere la volontà di riallacciare.