Condividi:

04 marzo 2026

a a a

Come spegnere la passione di un popolo, come rendere realtà l’impensabile: un’intera tifoseria che non vuole più andare allo stadio, soffre sicuramente per la diserzione ma non si presenta all’appuntamento settimanale con la propria passione. Stavolta addirittura in una semifinale di coppa nazionale, non per una inutile partita di un campionato anonimo. Saranno solo cinquemila, non di più, i presenti con tanto di pessima figura della Lazio televista in tutta Italia e in molte parti del mondo: l’Olimpico sarà vuoto perché l’amore verso i propri colori è superiore a tutto ma non all’odio per il presidente Lotito che ha fatto di tutto per non farsi volere bene tra dichiarazioni sballate e una comunicazione al limite dell’autolesionismo. E così stasera si celebrerà il punto più basso della storia del club, 126 anni in cui si è rischiato anche di sparire, di fallire per i disastri finanziari di proprietà del passato, di sprofondare in Serie C ma sempre con una certezza: un popolo pieno d’amore alle spalle, pronto ad aiutare la propria squadra allo stadio e fuori, pronto a fare prevalere il bene comune, la Lazio, davanti a interessi di bottega. Perdere i propri «clienti» come li definì Cragnotti attirandosi le legittime critiche di tutti i laziali per quella uscita infelice, è stato imperdonabile. Oltretutto questa strategia incomprensibile sta procurando danni preoccupanti a Lotito. Che vuole andare avanti contro tutto e tutti anche quegli innamorati traditi che vanno oltre i principi basilari del loro essere tifosi.