Monte Grappa, monumento al partigiano. Foto: Paolo Bernini, 2024 (PDM)

C'è un ciclista che pedala sul Monte Grappa; tra salite che spezzano le gambe, falsi piani e tornanti, a un certo punto intravede qualcosa: vicino al grande sacrario della Prima guerra mondiale – che domina il massiccio con la sua imponente architettura di epoca fascista – c’è un monumento più discreto, quasi nascosto: una scultura di Augusto Murer, alcune lapidi, parole incise nella pietra. Pochi lo notano, pochi si fermano: è il monumento al partigiano.

Prende avvio da questa asimmetria Sentieri partigiani (Einaudi, 2026), l’ultimo libro di Paolo Malaguti. Non un saggio storico, né un reportage convenzionale: piuttosto il diario di un pellegrinaggio laico attraverso i segni, spesso così esili da essere quasi invisibili, che la Resistenza ha lasciato nel territorio. Da questo punto di vista il confronto tra i due monumenti del Grappa è qualcosa di più di un dettaglio aneddotico: in Italia la memoria della Grande Guerra è diventata nel tempo patrimonio condiviso, celebrato dalle istituzioni e incorporato nel paesaggio; quella della Resistenza, a ottant'anni dalla nascita della Repubblica, appare invece ancora problematica e scomoda, fino a essere talvolta considerata “divisiva”.