Le ha elencate la difesa dell'imputato poi assolto. Il box, la telecamera, la porta tagliafuoco, il Dna e il capello trovato nella bocca della vittima

Ci sono cinque piste alternative sulla morte di Pierina Paganelli. Le ha elencate la difesa di Louis Dassilva, con gli avvocati Riario Fabbri e Davide Grassi. Sostenendo che la procura non le ha valorizzate. «E sicuramente non doveva capitare anche in questo procedimento», ha concluso l’avvocato con Repubblica uscendo dall’aula ieri a notte fonda dopo l’assoluzione del suo assistito.

La prima pista è il rumore di una porta tagliafuoco che si chiude alle 22.14, secondo la telecamera del box auto adiacente a quella di Pierina. Si tratta della stessa che registra l’omicidio in diretta. Nell’audio si sentono le grida della donna. Ma sono prima più forti, poi più deboli. Questo perché la porta a molla si è chiusa durante l’aggressione. «Aggressore e aggredita erano nel disimpegno tra le scale e il box», spiega l’avvocato Guidi. «Un minuto dopo la fine dell’aggressione c’è un rumore che i periti attribuiscono alla chiusura di una porta tagliafuoco diversa da quella del civico 31. Là sotto ci sono altre sette uscite, perché quei garage uniscono 8 palazzine. Quindi la nostra idea è che l’assassino sia andato nei corselli e sia poi uscito in prossimità del civico 17, in una zona che dà sui campi, e da lì si sia allontanato».