di
Enea Conti
Il quadro accusatorio, orfano di prove dirette come tracce di Dna, impronte o materiale audiovisivo, in primo grado è crollato. La Procura farà ricorso in Appello: il timore che l'uomo, nel frattempo, possa lasciare l'Italia
Assolto in tribunale e subito liberato, nella notte tra martedì e mercoledì. Louis Dassilva, imputato per omicidio volontario, per la giustizia italiana (in primo grado) è innocente «per non aver commesso il fatto». Cioè l’omicidio di Pierina Paganelli. Aveva 78 anni quando fu accoltellata 29 volte, la sera del 3 ottobre 2023, nel sottoscala del condominio in cui viveva alla periferia di Rimini. Il castello di indizi costruito dal pm Daniele Paci della Procura romagnola e dalla squadra mobile attorno ad un movente delineato dagli inquirenti poco tempo dopo l’omicidio è crollato durante 16 ore di camera di consiglio.
La tesi, infranta, dei pmPer i pm il movente è legato alla relazione extraconiugale di Dassilva e Manuela Bianchi, nuora della vittima. Tutti e due erano vicini di casa di Pierina e abitavano nello stesso condominio. Il primo con la moglie Valeria Bartolucci, la seconda con il figlio della vittima Giuliano Saponi. La 78enne voleva scoprire l’identità dell’amante della nuora e secondo gli inquirenti Dassilva l’avrebbe uccisa per impedirglielo. Ieri la Procura ha annunciato che farà ricorso in Appello.











