Louis Dassilva assolto e immediatamente liberato. È arrivata nel cuore della notte, dopo le 2 e dopo oltre 16 ore di camera di consiglio della Corte di assise di Rimini la sentenza sull'omicidio di Pierina Paganelli, anziana vicina di casa dell'unico imputato, assassinio avvenuto a Rimini il 3 ottobre del 2023.

Dassilva rischiava la condanna all'ergastolo, chiesta dal pm Daniele Paci, ed era in carcere da luglio 2024. Era arrivato in aula poco prima della lettura del dispositivo, accolta da un boato dei tanti amici e conoscenti, anche connazionali senegalesi, oltre che dalla moglie Valeria Bartolocci, ed è uscito dall'aula scortato dalla Penitenziaria.Ad accoglierlo, la moglie Valeria Bartolucci che gli è corsa incontro per abbracciarlo. Poi Dassilva è stato accompagnato dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi in un domicilio diverso da quello di via del Ciclamino, per evitare l'assembramento dei giornalisti. Le sue prime parole: «È stata fatta giustizia, ha vinto solo la giustizia. È la rinascita della giustizia». Davanti al carcere c'erano anche tutti i suoi sostenitori che hanno seguito l'udienza.La Procura farà appello, perché è stato assolto La Procura di Rimini farà appello contro l'assoluzione. La sentenza è arrivata dopo una camera di consiglio durata oltre 15 ore in cui la Corte d'Assise, due giudici togati e sei popolari, hanno vagliato migliaia di pagine di atti, tra cui perizie e testimonianze. L'appello sarà proposto una volta depositate le motivazioni, tra 90 giorni. Dassilva, come da dispositivo letto in aula dalla presidente d'assise Fiorella Casadei è stato assolto ex articolo 530 comma 2 di procedura penale, in pratica la vecchia insufficienza di prove, per non aver commesso il fatto. Il castello accusatorio e le sue crepe La Procura aveva chiesto l'ergastolo, convinta di poter arrivare alla condanna «oltre ogni ragionevole dubbio». E, come ricostruito da Repubblica, per arrivarci aveva creato un impianto basato su più elementi: le tracce biologiche, i vestiti lavati, un'ombra ripresa dalla telecamera, una voce registrata, e soprattutto la testimonianza di Manuela Bianchi. Nessuno di questi elementi ha retto al vaglio del dibattimento.L'arma del delitto non è mai stata trovata. Sul corpo e sugli abiti di Pierina Paganelli si è cercato il Dna dell'omicida: non è stato individuato con certezza, anche perché i vestiti della vittima, straziati dalle coltellate, non erano stati conservati correttamente — si era formata della muffa. Dassilva aveva dichiarato preventivamente di aver toccato più volte il corpo di Pierina, giustificando così eventuali sue tracce: per l'accusa era l'ossessione di chi vuole mettere le mani avanti; per la difesa, una spiegazione plausibile. Gli inquirenti avevano poi rilevato che i vestiti consegnati da Dassilva — scarpe comprese — erano stati lavati meticolosamente. Un indizio pesante, in partenza. Ma solo un indizio, appunto.La telecamera della farmacia di via del Ciclamino aveva inquadrato un'ombra maschile pochi minuti dopo l'omicidio. La Procura vi aveva inizialmente letto la sagoma di Dassilva: ma gli stessi consulenti dell'accusa hanno poi riconosciuto che quella figura non era lui, bensì un altro residente del palazzo. Nell'area garage una telecamera privata aveva registrato una voce maschile — un «ciao» — seguito dalle grida della vittima. Gli inquirenti vi avevano riconosciuto la voce di Dassilva. Elemento mai definitivamente accertato.E ancora: il giorno dopo il delitto, in un'intercettazione ambientale, Louis aveva detto a Manuela Bianchi «non cambia niente fra di noi». Per la Procura, una presunta confessione indiretta. Per la difesa, una frase ambigua estrapolata dal contesto.La testimonianza di Manuela Bianchi L'architrave dell'impostazione accusatoria era però un'altra: la dichiarazione di Manuela Bianchi, nuora di Pierina e amante di Dassilva. A un anno e mezzo dal delitto, la donna aveva riferito di averlo incontrato nell'area garage quella stessa mattina del 4 ottobre 2023 — quando lei stessa aveva trovato il corpo — e che lui le aveva detto che c'era un cadavere. Una testimonianza tardiva, arrivata dopo mesi di silenzio. La difesa l'ha sempre ritenuta «processualmente inattendibile» e i giudici le hanno dato ragione: per il tribunale, quell'incontro nel garage non è provato. Caduto il pilastro, è crollato il castello.L'ombra di Garlasco e il fratello di Manuela La difesa non si è limitata a smontare le prove a carico. Nella requisitoria finale, i legali di Dassilva hanno evocato esplicitamente Garlasco — dove piste alternative non percorse stanno riaprendo scenari a vent'anni dal fatto — per sollevare il dubbio che anche qui l'indagine avesse seguito un'unica direzione, trascurando altre possibilità.Una di queste riguardava Loris Bianchi, fratello di Manuela, che quella sera aveva dichiarato di essere rimasto in casa con la sorella e la nipotina. Una figura di sfondo nel processo, ma presente sulla stessa scena — lo stesso condominio di via del Ciclamino — che la difesa ha lasciato intendere meritasse approfondimenti mai arrivati.L'omicidio nel 2023 Tutto era iniziato quando il corpo di Pierina venne rinvenuto dalla nuora Manuela Bianchi, la mattina del 4 ottobre 2023, nel garage di via del Ciclamino: nell'immediatezza la polizia pensava ad un femminicidio. L'ex marito, però, un albergatore riminese, era in Germania da mesi e la pista venne subito abbandonata. La scena del crimine si presentava con il corpo adagiato su un giocattolo, i capelli bagnati e tirati indietro, la gonna sollevata e la biancheria tagliata. Pierina, fervente testimone di Geova, non sembrava una vittima nel caso. Le indagini coordinate dal pm Paci, lo stesso che 30 anni fa fermò la banda della Uno bianca, si concentrarono subito sui vicini di casa di Pierina. A pochi metri vivono Louis e la moglie Valeria Bartolucci, il figlio Giuliano Saponi e la nuora Manuela con la figlia 16enne. Frequentava la casa, Loris Bianchi fratello di Manuela che con Pierina non aveva mai avuto un buon rapporto.Le indagini e gli indizi Un passo avanti l'indagine lo aveva compiuto quando la telecamera di un garage captò le urla di Pierina mentre veniva uccisa, fissando l'orario certo della morte alle 22.13. Per la Procura Dassilva per quell'ora non ha un alibi. L'intercettazione del 4 ottobre, nella sala d'attesa della Questura, rivelò la relazione con Manuela. In quella che il gip Vinicio Cantarini definirà la «presunta confessione», Dassilva, incalzato dalla Bianchi, rispose dopo un lungo silenzio «non cambia niente tra di noi». Emersero allora i particolari dell'amore extraconiugale, le foto al mare, le scritte sui muri ei messaggi in codice. Diventarono di dominio pubblico gli incontri in garage dove Pierina era stata uccisa. In un'escalation, la moglie e l'altra donna si accapigliarono in diretta tv pochi giorni prima dell'arresto, 16 luglio 2024, confermato da tre sentenze di Riesame e due di Cassazione sulla custodia cautelare. Il processo si è aperto il 15 settembre 2026 con Dassilva detenuto.Le intercettazioni La Corte d'Assise, in nove mesi, ha acquisito migliaia di atti tra cui intercettazioni su riti voodoo che l'imputato chiese allo stregone senegalese contro i poliziotti e il pm. Migliaia di pagine anche le perizie tecniche tra cui l'esame del Dna eseguito dal professore Emiliano Giardina che non troverà nulla di riconducibile a Dassilva e la Cam3, la telecamera delle farmacia di via del Ciclamino. Per la Procura ha ripreso l'assassino dopo il delitto. Per il perito del Tribunale invece l'uomo è un altro condomino.La confessione E' stata dunque principalmente la confessione della nuora Manuela ad inchiodare il senegalese. Interrogata per tre giorni, indagata per favoreggiamento, alla fine ha confessato tra le lacrime di aver incontrato Louis in garage prima di scoprire il corpo di Pierina. Manuela ha detto che fu Louis a dirle cosa fare e cosa dire alla polizia. Sulla credibilità della nuora, su cui la Procura ha presentato ampi riscontri, si è giocato gran parte del processo e nonostante le parti non si siano mai opposte, un confronto diretto tra Louis e Manuela non è mai stato fatto. In Assise Dassilva, lungamente interrogato, ha ribadito la sua innocenza e rinnegato l'amore per Manuela, ammettendo due ulteriori relazioni oltre alla compagna in Senegal con cui ha due figli. «Valeria mi ha sempre perdonato lo avrebbe fatto anche stavolta». Valeria ha atteso fino all'ultimo, gioendo per l'assoluzione, insieme ai suoi avvocati.