Il video del brutale accoltellamento di Stephen Ogilvie a Belfast, la capitale dell’Irlanda del Nord, è stato girato la sera dell’8 giugno 2026 ed è diventato immediatamente virale sui social, in particolare su X. Nell’arco di qualche ora la clip si è trasformata in un grido di battaglia per l’estrema destra britannica, sempre più convinta che il vero razzismo nel paese sia quello contro la popolazione bianca.

La viralità del video – unita allo status di rifugiato dell’aggressore, Hadi Alodid – ha fatto così da detonatore ai pogrom razzisti scoppiati nella città, di fatto caldeggiati anche da politici come Nigel Farage di Reform Uk e Rupert Lowe di Restore Britain, nonché da Elon Musk.

Questo modus operandi non è dettato dall’emotività del momento o dalla sollevazione mediatica sul caso contingente. È ormai una strategia collaudata e studiata a tavolino, in cui l’amplificazione algoritmica si fonde con le teorie del complotto e la propaganda estremista, terminando poi in manifestazioni sempre più violente.

Negli ultimi anni questo meccanismo è stato azionato in diverse occasioni. Nell’estate del 2024, ad esempio, l’accoltellamento mortale di tre bambine a Southport da parte del 17enne britannico Axel Rudakubana ha scatenato disordini in tutto il paese. Le mobilitazioni erano state alimentate anche dalla disinformazione sull’identità e la religione dell’autore della strage, falsamente indicato come un migrante musulmano.