Belfast, 10 giugno 2026 – L’aggressione che è quasi costata la vita a Stephen Ogilvie lunedì sera ha scatenato una violenta reazione a Belfast, in Irlanda del Nord, e in molte altre città scozzesi e inglesi. La vittima, ricoverata con gravi ferite al collo, ha perso l’uso dell’occhio sinistro. Il presunto aggressore, Hadi Alodid è un uomo sulla trentina di origini sudanesi, comparso oggi davanti al tribunale. Oltre alla brutalità dell’attacco, registrato e diffuso su X, sono le origini di Alodid ad aver riacceso una miccia mai spenta nel Regno Unito. Quella dell’odio anti-immigrati, alimentata da fatti di cronaca violenti ad opera di persone di origine straniera, ma anche da una retorica xenofobo. Basta ascoltare i discorsi di Tommy Robinson, Stephen Yaxley-Lennon nella realtà, ex hooligan e icona della cosiddetta “fasciosfera”.

Come è nata la rivolta, la ‘chiamata’ via social

Dopo il tentato omicidio di Ogilvie, il leader del partito populista Reform UK, Nigel Farage, ha messo sotto pressione il governo britannico, chiedendo di fare luce sull’identità del presunto aggressore. Una richiesta accolta dal Ministero dell’interno, che ha confermato lo status di rifugiato di Alodid, il cui permesso di soggiorno è valido fino al 2028. Il cittadino sudanese era arrivato nel Regno Unito nel 2023, passando prima per Parigi e poi per Dublino, ha spiegato il capo della polizia dell’Irlanda del Nord, Jon Boutcher. Già nella mattinata di martedì 9 giugno, su alcuni gruppi Facebook sono comparsi i primi appelli a bloccare il traffico in Irlanda del Nord e di “vestirsi di nero e essere pronti a combattere o essere arrestati”, riporta Hope not Hate, una piattaforma indipendente che lotta contro il razzismo, l’antisemitismo e l’islamismo radicale. Poche ore dopo, una lista di luoghi dove ritrovarsi è circolata su X, informazioni amplificate grazie a profili come quello di Tommy Robinson e Elon Musk, che hanno incoraggiato i manifestanti a scendere in strada. Nella notte gruppi di rivoltosi hanno messo a ferro e fuoco la città, incendiando autobus e case e danneggiando attività commerciali, molte delle quali appartenenti a persone non bianche. Secondo Karen Bradley, ex ministra conservatrice dell’Irlanda del Nord, dietro queste manifestazioni ci sono reti criminali che “manipolano” i giovani, istigandoli a commettere atti di violenza. Protesta anti-immigrati, Belfast a ferro e fuoco (Afp)