Carlos Mestanza-Ramón ha coordinato una serie di indagini sul campo che hanno messo a nudo la tragedia ambientale e sociale causata dall’estrazione indiscriminata di risorse nell’Amazzonia ecuadoriana. Lo abbiamo incontrato il 2 giugno a Coca, nella provincia di Orellana, al Convegno Amazonía Viva, dove ha tenuto una conferenza dal titolo Il costo nascosto dell’oro per approfondire con lui alcuni aspetti della lezione.

In Europa s’immagina l’Amazzonia come un paradiso incontaminato, ma il quadro che emerge dalla tua presentazione è ben diverso.

L’Amazzonia che il mondo idealizza non esiste più. Da oltre quarant’anni è oggetto di una devastazione silenziosa. Questo territorio è stato violentato da un’attività petrolifera spietata, con fuoriuscite croniche e impunite di idrocarburi che avvelenano i corpi idrici superficiali e le falde sotterranee. Nelle province di Sucumbíos e Orellana, i campionamenti nei pozzi domestici hanno restituito un dato agghiacciante: in oltre il 95% dei casi la concentrazione supera di gran lunga il limite massimo consentito di 0.2 mg/L per il consumo umano. Si tratta di un avvelenamento quotidiano, invisibile e sistematico ai danni di intere comunità che non hanno altra fonte a disposizione per placare la propria sete.