Il contesto globale di crescente instabilità geopolitica ed economica alimenta la domanda internazionale di oro, facendo aumentare la pressione sulla foresta pluviale tropicale più grande del pianeta. In Amazzonia l’estrazione illegale continua ad avanzare: in tre anni le miniere abusive hanno distrutto 100mila ettari di foreste protette. Un fenomeno reso possibile da gravi falle normative e dall’assenza di un sistema di tracciabilità efficace. Tra il 2023 e il 2025, oltre 5mila ettari di foresta sono stati distrutti dall’estrazione di oro solo all’interno di terre indigene. È quanto emerge dal report di Greenpeace Brasile “Gold Laundering in the Amazon: Anatomy of a Fraud”, che documenta come il sistema dei permessi di Lavra Garimpeira, introdotto dal governo brasiliano per consentire l’attività mineraria artigianale, venga in realtà sfruttato per riciclare oro estratto illegalmente da terre indigene e aree protette, dove questa attività è vietata dalla legge. Complice il mercato internazionale, come mostra un’indagine della Polizia Federale brasiliana che, nel 2025, ha rivelato un giro miliardario di estrazione ed esportazione illegale di oro proveniente dall’Amazzonia. Pubblicata da Repórter Brasil e diffusa in esclusiva per l’Italia da Il Fatto Quotidiano, l’inchiesta ha ricostruito il percorso di parte di questo oro illegale fino al mercato internazionale, inclusa l’Italia.