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Adriana Logroscino

Oggi scade il termine per le proposte di modifica. I vannacciani: meno posti in lista riservati alle donne. Da +Europa: regole in vigore solo tra un anno

La discussione sulla legge elettorale che «serve all’Italia non a FdI», ha ribadito ieri il meloniano Giovanni Donzelli, corre verso l’Aula, il 26 o il 29 giugno. Le forze di opposizione, tanto più dopo che Donzelli ha confermato che la proposta di reintrodurre le preferenze sarà presentata in Aula, sono convinte che la maggioranza «prepari il blitz»: portare il provvedimento alla discussione senza mandato al relatore. E mettono a punto la loro strategia: una valanga (un migliaio) di emendamenti soppressivi, emendamenti bandiera (su preferenza di genere e voto ai fuorisede) più quelli propositivi. Su questi ultimi si registrano punti di vista diversi tra Avs-Pd (collegi uninominali) M5S (collegi proporzionali e preferenze ma niente indicazione del leader) +Europa (Mattarellum e premio legato all’affluenza).

Nel Campo largo qualche scossone lo provocano le preferenze. Ieri si sono scaldati gli animi anche all’interno del Pd che ha riunito i gruppi parlamentari con la segretaria Elly Schlein: l’area di Stefano Bonaccini spinge per introdurle, decisamente più freddi fraceschiniani e Articolo 1. «Si è discusso ma abbiamo costruito un buon equilibrio — minimizzano i dem — sulle preferenze si spaccherà la maggioranza, tutta contraria a parte un pezzo di FdI». Su quel fronte è pronto a cannoneggiare Futuro Nazionale: la formazione di Roberto Vannacci ha già depositato 7 emendamenti per la reintroduzione delle preferenze e per la rimodulazione, verso il basso, dei posti in lista per le donne. Una misura definita «antiwoke».