Roma, 8 luglio 2026 – A una settimana dall’arrivo della riforma elettorale alla Camera, il centrodestra è impasse sulle preferenze. Fratelli d’Italia insiste, seguendo il chiaro input di Giorgia Meloni, ma Lega e Forza Italia non mollano. La partita è così divisiva da aver provocato una levata di scudi tra le parlamentari di maggioranza, mentre Noi Moderati frena: "Siamo favorevoli, ma si cerca l’intesa con tutti", conferma il relatore Alessandro Colucci. Le posizioni restano distanti, ma le interlocuzioni procedono in vista della scadenza degli emendamenti di lunedì. Già domani potrebbe tenersi un nuovo round dei tecnici: dopo l’ultimo vertice, gli sherpa si erano lasciati con l’impegno di approfondire i nodi ognuno per sé. Sul tavolo ci sono ipotesi come il modello toscano (solo capolista bloccato), ma il nodo resta politico. Nessuno si sbilancia, anche se fonti interne non escludono una rinuncia di FdI per “amor di coalizione”. Per trovare la quadra si attende un confronto tra i leader al rientro della premier da Ankara. Nel frattempo si lavora alle limature. Tra i nodi aperti c’è il voto dei fuori sede (resta lo scoglio tecnico del calcolo sulla circoscrizione di residenza), mentre è difficile un intervento sulle esenzioni dalle firme, che penalizzerà +Europa e Futuro Nazionale. La vera spina è però la revisione della circoscrizione Estero. Il Pd, con Luciano Vecchi, lancia l’allarme contro un ‘blitz’ preannunciato a mezzo stampa: "Vogliono abolire le quattro ripartizioni continentali e il voto di preferenza per gli eletti all’estero". Una mossa definita dai dem un tentativo di eliminare la rappresentanza territoriale per "paracadutare" candidati bocciati in Italia, contro cui promettono battaglia.
Riforma elettorale, Paita (Iv): “Sì alle preferenze. Noi contrari allo Stabilicum. Ma le donne non rinuncino a competere”
Maggioranza ancora alla ricerca di una mediazione. Continua il dibattito sui listini bloccati come garanzia di parità di genere










