La Coppa del mondo del gigantismo, dei respingimenti e della discordia prende il via dall'unico posto che può provare a pacificarla. Da un tempio che per lo sport vale Teotihuacan, una cattedrale in cui il calcio ha saputo elevarsi fino a diventare epos: il batticuore continuo dei supplementari di Italia-Germania 4-3, la mano di rapina e subito dopo la serpentina indimenticabile dello scapigliato Maradona, imprendibile "aquilone cosmico" sul prato dell'Azteca. Lo stadio di Città del Messico è tirato a lucido, pronto a diventare il primo di sempre a ospitare tre edizioni dei Mondiali accogliendo i padroni di casa e il Sudafrica nella partita inaugurale - la stessa di 16 anni fa, ma a parti inverse.

Stavolta, però, la 'Tierra del Sol' non sarà sola nell'organizzazione a tre del torneo, anzi si è vista un po' adombrata dall'ingombrante presenza mediatica statunitense. Con i suoi risvolti polemici. "I visti per i Mondiali? Facciamo entrare le persone giuste", ha detto il presidente Usa, Donald Trump, dopo il caso dell'arbitro somalo respinto al confine al termine di 11 ore di interrogatorio. Ecumenico il messaggio di Papa Leone XIV, che dalla Spagna saluta il Mondiale ricordando a tutti che il calcio insegna come "la vita non è una gara per mettersi in mostra da soli, ma un cammino che impariamo a percorrere insieme. Chi non sa passare la palla - il suo messaggio al mondo -, anche se ha talento, non ha ancora capito il gioco".