«Sarà una grande festa, il più grande evento sportivo della storia dell'umanità», promette il presidente della Fifa, Gianni Infantino. Si parte con Messico-Sudafrica, poi altre 103 partite fino ad arrivare alla finale del 19 luglio

Non sarà un Mondiale come tutti gli altri, addirittura «il più grande evento sportivo nella storia dell’umanità», promette il presidente della Fifa, Gianni Infantino. L’epicentro dello sport globale si sposta in America, tra Messico, Candada e Stati Uniti. Dopo i casi degli scorsi giorni, inizia lo show di calcio più bello che esista, anche senza l’Italia. Il fischio di inizio allo stadio Azteca di Città del Messico tra Messico e Sudafrica, stasera 11 giugno alle ore 21 italiane (13 locali), darà l’avvio al Mondiale più grande, severo – con le nuove regole per arbitri e Var – e globalizzato di sempre. Non solo perché debutteranno nazionali come Curacao o Capo Verde, ma per un dato: su 1248 convocati, ben 289 rappresentano una nazionale diversa rispetto al proprio Paese di nascita, cioè il 23% del totale. Un numero enorme se si pensa che nel 1990 era appena il 5 per cento. A parte il caso limite di Curacao, in cui 25 calciatori su 26 sono nati in Olanda, è la Repubblica Democratica del Congo la nazionale con più giocatori provenienti da Paesi diversi rispetto alle loro famiglie (20), seguito da Marocco e Bosnia (17), Haiti e Algeria (16). Alcuni casi, come quello di Marcus Thuram nato a Parma, si spiegano con il lavoro del padre. Altri, sono storie di immigrazione o di seconde generazioni.