Una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran ha (re)infiammato il Medio Oriente nella notte tra il 9 e il 10 giugno. A innescare la spirale di attacchi è stato l'abbattimento di un elicottero d'attacco Apache dell'esercito americano nello Stretto di Hormuz, episodio che Washington attribuisce a Teheran e che ha spinto l'amministrazione Trump a ordinare una serie di raid contro obiettivi militari iraniani.La risposta della Repubblica islamica non si è fatta attendere. Nelle ore successive ai bombardamenti statunitensi, missili e droni iraniani sono stati lanciati contro installazioni e basi militari americane nel Golfo.Secondo quanto riferito dal Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), gli attacchi americani hanno colpito sistemi radar e difese aeree iraniane lungo la fascia meridionale del Paese, in particolare nell'area dello Stretto di Hormuz. Washington ha definito l'operazione una “risposta proporzionata all'aggressione iraniana”, sostenendo che l'Apache sarebbe stato abbattuto da un drone d'attacco lanciato dalle forze iraniane. I due militari a bordo dell'elicottero sono stati recuperati e risultano illesi.A dare l'annuncio della rappresaglia è stato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Hanno abbattuto un elicottero e stiamo rispondendo proprio in questo momento", ha dichiarato alla rete americana Abc News, parlando di una risposta “forte e potente”. Per la Casa Bianca, l'episodio rappresenta una violazione grave della fragile tregua che nelle ultime settimane aveva ridotto, senza mai interromperle del tutto, le ostilità tra i due Paesi.Dal lato iraniano, la versione resta diversa. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi non ha rivendicato direttamente l'abbattimento dell'Apache, ma ha sostenuto che le forze straniere presenti nella regione operano in un contesto in cui “incidenti, errori o situazioni di fuoco incrociato” possono verificarsi. Teheran ha inoltre accusato Washington di aver violato la propria sovranità con i raid della notte.Dopo i bombardamenti americani, diverse esplosioni sono state segnalate nelle province meridionali iraniane di Hormozgan e nelle aree che si affacciano sullo Stretto di Hormuz. I media statali hanno riferito di attacchi nelle zone di Qeshm e Sirik, mentre le autorità locali hanno attivato i sistemi di difesa aerea.La reazione iraniana è arrivata poche ore più tardi. Le Guardie rivoluzionarie hanno lanciato una nuova ondata di missili e droni contro obiettivi riconducibili alla presenza militare americana nella regione. Nel mirino sarebbero finite basi in Giordania e in diversi Paesi del Golfo. Secondo le prime informazioni diffuse da fonti occidentali, una parte dei vettori è stata intercettata dai sistemi di difesa aerea statunitensi e alleati, senza provocare al momento vittime o danni significativi.Le conseguenze si sono già riflesse sui mercati internazionali. Il prezzo del petrolio è tornato a salire per il timore di possibili ripercussioni sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per una quota significativa delle esportazioni mondiali di greggio. In Asia le principali Borse hanno aperto in calo, mentre gli investitori seguono con attenzione l'evoluzione della crisi.