Se si trattasse di un articolo di cuore, allora sarebbero sicuramente Marco Amelia e Angelo Peruzzi i protagonisti assoluti: scrittori di favole meravigliose, seppur restando sempre e solo sullo sfondo. Campioni del mondo, sì, ma senza scendere mai in campo. E quella di Amelia e Peruzzi è una schiera piuttosto ampia: i portieri di riserva sono una costante dei campioni del mondo a minuti zero. Con loro ci sono anche Ivano Bordon e Giovanni Galli, per citare solo l’ambito azzurro, e poi tra quelli più noti c’è Pepe Reina, campione con la Spagna nel 2010 alle spalle di Iker Casillas, o Bernard Lama con la Francia del 1998, forse anche per una questione di pura scaramanzia: Laurent Blanc baciava la pelata di Fabien Barthez prima di ogni gara, e con le treccine di Lama l’idillio sarebbe stato decisamente più complicato.
Insomma, la solitudine dei numeri 12 (e dei 23), nel 99,9 per cento dei casi spettatori silenziosi dei trionfi dei propri compagni: dal mitico Ricardo La Volpe nel 1978, passando per Roman Weidenfeller nel 2014 e Steve Mandanda nel 2018, fino a Gerónimo Rulli nel 2022, oscurato sia in campo che fuori dallo strabordare del Dibu Martínez. Non manca l’eccezione che conferma la regola, come la storia di Gianpiero Combi, che nel 1934 non avrebbe dovuto nemmeno esserci; e invece, dopo la rottura del braccio del titolare designato Carlo Ceresoli, fu richiamato a furor di popolo per guidare l’Italia alla vittoria.












