L’ultimo atto prima della lunghissima camera di consiglio della Corte d’Assise e sentenza sono state le repliche delle parti, a cominciare dal sostituto procuratore Daniele Paci. L’accusa ha infatti iniziato le proprie repliche ieri mattina rispondendo punto su punto ad alcuni aspetti sollevati dagli avvocati di Dassilva durante l’arringa difensiva. A partire dal ritorno a casa di Loris Bianchi e la tesi per cui il fratello di Manuela avrebbe fatto una sosta intermedia tra via del Ciclamino e casa sua. "C’è agli atti un documento di immagini tratte dal pub di via D’Annunzio a 80 metri da casa di Loris che vede l’auto transitare alle 23.15.08. Il pub ‘La Baracchella’ è vicino alla casa di Loris ed è evidente che quell’ora sia arrivato alla propria abitazione. I passi registrati tra le 23.12 e le 23.19 non sono indicativi e che quei passi siano iniziati proprio alle 23.12. Significa che in quel periodo si è svolta quella data attività, ma non segna l’inizio del percorso". Il pm ha poi spaziato dalle chat segrete cancellate dagli ex amanti, di cui "abbiamo trovato comunque traccia nel telefono di Manuela, non in quello di Dassilva e ciò significa che l’imputato avesse cancellato tutto prima di mezzanotte e perché l’abbia fatto non è difficile comprenderlo". Il cannoneggiamento dell’accusa ha poi toccato l’assioma per cui "Dassilva non aveva alcuna paura del Dna quando gli è stato chiesto di fornire". "Vi invito – ha detto Paci rivolgendosi ai giurati della Corte – a vedere le fotografie del momento in cui chiediamo a Louis di fornire il suo Dna e vedrete un urlo muto in quel momento poiché di ciò era terrorizzato".