MILANO - Cinque consulenze e una memoria per ribattere alle accuse della Procura di Pavia. Dall'impronta 33 impressa sul muro della scala della cantina nella villetta di via Pascoli al dna, dall'orma del piede ai soliloqui in auto. I difensori di Andrea Sempio, indagato per l'omicidio aggravato di Chiara Poggi, passano al contrattacco e proprio sul filo di lana della scadenza fissata a ieri dai pm consegnano gli approfondimenti tecnici con i quali mirano a confutare le consulenze depositate dall'accusa con la chiusura delle indagini. Il prossimo passaggio sarà la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio, che ha tempo fino a domani per decidere se farsi interrogare. Sarebbe la prima volta nell'ambito della nuova inchiesta: il 20 maggio 2025 ha disertato la convocazione appigliandosi a un vizio procedurale, il 6 maggio scorso si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Databilità Il lavoro degli esperti incaricati dalla difesa è ad ampio raggio. «Dattilo sulla 33, Bpa, consulenza medico legale sulle cause e i tempi del decesso, supplemento genetica sul dna, sulle impronte del piede, memoria con produzioni documentali per contestualizzare i soliloqui», elencano gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia. Che vanno dritto alla sostanza delle accuse a carico di Sempio, a cominciare dal palmo della mano stampato sul muro delle scale dove era riverso il corpo della vittima. «Non è identificabile», quindi non è attribuibile a nessuno, inoltre la posizione e l'altezza indicate nella mappatura della Procura effettuata con le immagini tridimensionali sono «incongruenti», sostiene il consulente Armando Palmegiani. La 33, per chi indaga, è determinate nella ricostruzione delle fasi finali dell'omicidio: l'assassino si ferma sul primo gradino, in posizione di «osservazione», e si sporge in avanti appoggiando il palmo per non perdere l'equilibrio. Oltre quindici «minuzie», numero minimo fissato dalla Cassazione per attribuire con certezza un'impronta, per gli inquirenti dimostrano che è di Sempio. Il quale, intercettato in auto il 28 maggio 2025, secondo gli investigatori sul tema si tradisce. L'amica gli chiede se la 33 sia effettivamente sua o solo riconducibile, e Andrea risponde: «Si sono inventati sta ca...a qua. È un'impronta sul muro, non è insanguinata, non sono databili». Frase apparentemente innocua, ma che dai carabinieri del Nucleo di via Moscova viene letta in filigrana: «In realtà sarebbe stato un bene, per uno che sa di non avere commesso nulla, la possibilità di datare le impronte e dire che non erano state lasciate il 13 agosto 2007», scrivono nell'informativa finale. Altra captazione ritenuta illuminante è quella del 22 maggio di un anno fa, quando Sempio parla al telefono con un'altra amica. «Ieri mi hanno mandato una foto, hanno trovato una tua impronta», chiede lumi lei. «Sì, sì, è un'impronta sulla parete delle scale. Non è insanguinata, eh. È rosa per il reagente», puntualizza lui. Poi aggiunge: «Se tu vai giù nella cantina, e noi siamo andati giù un paio di volte, lì è una scalettina stretta che fa una curva, non c'è corrimano né niente. Metti la mano sulla parete. Difatti hanno trovato la mia, quella di Marco e dei carabinieri che hanno fatto i sopralluoghi». Tuttavia, ed è il dettaglio evidenziato dagli investigatori, «mai prima del 20 maggio 2025, data in cui l'elemento impronta 33 è stato reso noto, né Sempio né altri hanno mai dichiarato di essere scesi in cantina».Le scarpe Altra questione cruciale, la sovrapponibilità con Sempio dell'orma sul luogo dell'omicidio. Le misurazioni antropometriche effettuate dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo «indicano dei valori del piede» dell'indagato «compatibili con calzature di taglia 42-43», per l'esperto di produzione di scarpe consultato dalla difesa quella traccia non può essere sua. «Le impronte sono di un piede largo 9,5 centimetri con un margine di tolleranza di 0,5 centimetri. Il piede di Andrea Sempio, secondo gli stessi rilievi fatti dalla Procura, è di 11,5-12 centimetri. Dunque quel piede non sta nelle impronte dell'assassino», riassume Cataliotti. Che ha prodotto anche una «memoria con allegati» volta a contestualizzare gli audio dell'indagato e a renderli spiegabili. «Non contengono alcuna novità rispetto ai commenti degli utenti dei podcast e delle trasmissioni, non hanno dunque natura confessoria», afferma. I legali ritengono che il ritratto della personalità di Sempio tracciato dal Racis non sia utilizzabile come prova, per questo ieri non hanno consegnato ai pubblici ministeri la loro relazione personologica.