Quando ieri si sono ritirati in camera di consiglio, i giudici della Corte d'Assise, due togati e sei comuni cittadini, avevano da esaminare tanti indizi ma poche certezze. Del resto lo stesso pubblico ministero, Daniele Paci, aveva definitivo il processo Paganelli come "squisitamente indiziario", per cui una condanna all'ergastolo contro ogni ragionevole dubbio era sembrata alquanto difficile. Indiscrezioni vorrebbero infatti che solo uno dei giurati popolari fosse propenso alla condanna di Louis Dassilva.

Dopo 15 ore di camera di consiglio il verdetto pare però sia stato unanime. Per capirne di più bisognerà attendere le motivazioni, che saranno depositate tra 90 giorni. Serviranno anche a chiarire molti lati oscuri che ancora avvolgono la vicenda. "Abbiamo evidenziato l'esistenza di piste alternative", ha detto l'avvocato del 35enne senegalese, Andrea Guidi, citando in aula anche la sentenza di Appello di Stasi per l'omicidio Garlasco. Come gli stessi inquirenti hanno spesso riconosciuto, il caso Pierina "ha avuto tante battute di arresto", ma già si guarda all'Appello. La vicenda processuale vera e propria inizia quando Louis Dassilva viene iscritto nel registro degli indagati. È il 6 giugno del 2024, mesi dopo l'omicidio di Pierina in cui a essere attenzionati dalla polizia erano stati oltre a Louis e la moglie Valeria, anche la nuora della vittima, Manuela Bianchi, e Loris, fratello di Manuela. Gli esami di laboratorio si rivelano un flop perché a mesi di distanza i reperti mal conservati sono pieni di muffa e il Dna è praticamente inesistente. Quando poi viene a cadere anche la cosiddetta Cam3, ovvero la telecamera delle farmacia che per il perito del Tribunale non riprende Dassilva la notte dell'omicidio, la battuta d'arresto è certa.