Prima il filmato, poi la presunta confessione...
Alla Procura sono bastati pochi attimi di un filmato per costruire l’accusa. Ma adesso quell’architettura che portava all’ergastolo è crollata al tappeto
Stefano Giordano
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Un boato. Poi gli applausi. Le lacrime di un uomo che esce libero dopo 23 mesi di carcere preventivo. Louis Dassilva è innocente, per non aver commesso il fatto: lo dice la Corte d’Assise. Il castello è crollato. Resta in piedi soltanto il danno. Ho seguito questo caso con particolare attenzione. E già dall’inizio era lecito chiedersi su cosa reggesse l’edificio accusatorio. Reggeva su 6 secondi di telecamera — la Cam3 della farmacia di via del Ciclamino — che avrebbe ripreso l’assassino di spalle, nel buio. 6 secondi. Il perito del Tribunale ha stabilito che quell’uomo era un altro condomino. Nel frattempo la Procura aveva costruito sopra quei 6 secondi un’architettura che portava all’ergastolo.










