Rimini, 11 giugno 2026 – Dalla ‘prova regina’ caduta, al Dna assente sulla scena del crimine e la suggestione di piste alternative mai praticate dagli inquirenti. Quelli che sono stati gli elementi chiave ad aver portato la Corte d’Assise ad assolvere ieri notte Louis Dassilva dall’accusa di omicidio si conosceranno solo una volta depositate le motivazioni tra 90 giorni. Ma in dieci mesi di processo sono diversi gli aspetti su cui il braccio di ferro tra accusa e difesa si è focalizzato, facendo pendere infine la bilancia della giustizia verso il pollice alto.

Louis Dassilva con gli avvocati Andrea Guidi e Riario Fabbri (Manuel Migliorini)

Cam3: caduta la prova regina

A partire dalla Cam3. La grande ’prova regina’ caduta. Quel filmato ripreso dalla telecamera della farmacia di via del Ciclamino che inquadrava un uomo ignoto attraversare la strada alle 22.17. Una figura attribuita dall’accusa a Dassilva e poi sbriciolata come un biscotto dopo un incidente probatorio che ha chiarito l’impossibilità di sovrapposizione in ragione dell’altezza.

Il Dna assente