Quello di oggi al ministero delle Imprese e del made in Italy è un nuovo passaggio della vertenza Callmat, la società che da Matera gestisce attività di customer care legate a una commessa Tim. Coinvolti oltre 340 lavoratori, oggi in ammortizzatore sociale mediamente al 25%, con il rischio, indicato dai sindacati, di un peggioramento a breve e di una perdita del posto entro la fine del 2026. Ma il tavolo lucano è solo la parte più visibile di una crisi che corre lungo tutta la filiera dei call center, Crm-Bpo, letta ormai come emergenza industriale nazionale. Tant’è che i sindacati di categoria – Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil Fpc – potrebbero far scattare lo sciopero generale.

Il nuovo grande pericolo per i sindacati è rappresentato da come automazione e intelligenza artificiale stanno ridisegnando il mercato dell’assistenza clienti, tagliando i volumi affidati agli operatori e riducendo gli ammortizzatori sociali a trincea. Da ultimo l’introduzione di uno specifico programma di intelligenza artificiale (Wonderful.ai) da parte di Tim ha fatto alzare il livello di allarme.

In generale, in una richiesta di tavolo di settore inviata il 15 aprile a Mimit e ministero del Lavoro, i sindacati parlavano di crisi per circa 3mila addetti e di un impatto potenziale fino a 15mila persone nel corso dell’anno. Su un comparto da poco più di 35mila occupati, significa mettere in discussione quasi un terzo della forza lavoro.